Razze bovine
Pustertaler Sprinzen
Un vero colpo d'occhio nel pascolo
Del Trentino – Alto Adige, e più esattamente della val Pusteria (più nota come Pustertal, visto che la lingua preponderante nella zona è il tedesco), è originario un bestiame dal mantello davvero speciale. Più che pezzato sarebbe meglio definirlo screziato, visto che è coperto di macchie e macchioline che fanno pensare a tante piccole lentiggini. Per questo motivo la razza è detta anche «Pustertaler Sprinzen»; la seconda parola viene dall’alto tedesco medio «Sprinz», che significa macchiolina (…niente a che vedere con lo Sbrinz, il formaggio a pasta extra-dura della Svizzera centrale), e che fa parte della stessa famiglia di «sprützen», che ha dato l’attuale «spritzen» e anche l’italiano «sprizzare», con lo stesso significato. Ed ecco che così, a cavallo fra il tedesco e l’italiano, come la sua regione d’origine che si estende tra Bressanone e Linz nelle Alpi orientali, abbiamo trovato una definizione ancora migliore per il mantello della nostra bellissima Pustertaler: spruzzato. E aggiungeremmo: spruzzato ad arte, come una tela dipinta da Jackson Pollock.
I bovini Pustertaler sono rari e insoliti come il loro nome. Nel 2020 la Gesellschaft zur Erhaltung alter und gefährdeter Haustierrassen (GEH), l’equivalente tedesco di Pro Specie Rara, li ha designati razza di animali da reddito a rischio di estinzione*. Proveniente dalla val Pusteria, ex contea omonima del Tirolo meridionale, la Pustertaler era ritenuta nel XIX secolo la più pesante delle razze da latte e una di quelle a miglior rendimento di tutto l’impero austro-ungarico.
Intorno al 1910, si contavano ancora circa 10'000 capi, ma nel 1963 si era scesi a qualche centinaio. Il declino della Pustertaler fu provocato anche da Benito Mussolini, che durante la Seconda Guerra mondiale ne vietò l’allevamento per promuovere razze più produttive. La Pustertaler Sprinzen deve la sua sopravvivenza a un gruppetto di allevatrici e di allevatori che sfidarono gli ordini del regime fascista e nascosero il bestiame nelle cantine delle loro baite.
* Dal 1984, la GEH designa ogni anno una «razza in pericolo», ricordando così al pubblico che la perdita di biodiversità non concerne solo la flora e la fauna selvatiche, ma anche quelle utilizzate nell’agricoltura.
(Fonti: vaccamadre.ch, GEH, NZZ, Mittelhochdeutsches Wörterbuch sowie Deutsches Wörterbuch von Jacob und Wilhelm Grimm, Enciclopedia Treccani)